Lavorare con Lentezza ma non Fermarsi Mai

E’ ufficialmente iniziata una nuova stagione a RitmoLento.

Non che in realtà ci siamo mai veramente fermati: “lavorare con lentezza ma non fermarsi mai” è ormai il nostro motto.

A pochi giorni di distanza dalla nostra chiusura estiva – il 14 Luglio – per permettere la ristrutturazione delle case Popolari, Acer e Questura sgomberano gli edifici di Via Gandusio dove aveva sede anche il Circolo Arci Guernelli e la Palestra Gino Milli.

Tante le ombre su questa operazione vile e ingiustificata (che abbiamo provato a ricostruire qui) durante la quale i locali dl Circolo sono stati danneggiati, il bar e l’incasso trafugati.

Come se non bastasse in una Bologna Deserta, l’8 Agosto sono stati sgomberati con violenza il Labàs e il Laboratorio Crash.

Un’ulteriore azione repressiva che ha segnato il culmine di una lunga e drammatica stagione di sgomberi delle esperienze sociali condotta con straordinaria ostinazione e costanza da Questura e Amministrazione.
Azione che risponde solo a logiche speculative (come ben evidenzia l’inchiesta “Chiedi alla polvere” di Zic) e che è stata accompagnata da una progressiva limitazione dei principali spazi pubblici della socialità studentesca e bolognese.
I provvedimenti securitari anti-degrado e in nome del “decoro” che hanno colpito negli anni la zona universitaria, la zona del Mercato di Mezzo, il Pratello, Piazza San Francesco rappresentano le risposte a processi di gentrification accelerati dall’alto e sfuggiti di mano che ci consegnano un’amministrazione schizofrenica nel concedere licenze commerciali liberamente per poi imporre le limitazioni più diverse, un costo dell’affitto abitativo sempre più elevato e una socialità sempre più controllata e ingabbiata.

Insomma la misura era ormai colma: non era un sostegno o un semplice segno di solidarietà quello che serviva.

Serviva prendere posizione e attivarsi per denunciare l’abuso della parola legalità, usata strumentalmente per legittimare l’ennesima speculazione a vantaggio di pochi, contro i tanti che tra le mura del Guernelli, della Caserma Masini e del Crash avevano creato un forte rapporto con il quartiere e la cittadinanza e dato spazio a progetti di mutualismo e accoglienza oltre a numerosi appuntamenti artistici e ricreativi.

Serviva far emergere le contraddizioni di una Amministrazione che mentre modella una città a misura di un turismo mordi e fuggi e pensa che “riqualificare” significhi aprire bistrot, ristoranti e container che vendono cocktail a 7 euro, si presenta nei convegni e alla stampa come un laboratorio di partecipazione attiva e di civismo.
Vuoti richiami retorici che nascondono processi decisionali fortemente accentrati, guerriglie interne al Partito e la completa subordinazione agli interessi economici di poche aziende e lobby che stanno ridisegnando il territorio urbano in loro funzione.

Serviva, infine, rendere evidente come questi processi non siano (purtroppo) racchiudibili esclusivamente in una dimensione cittadina ma hanno notevoli tratti in comune con quello che sta accadendo in tante altre città di Italia.

Così ci siamo attivati per allargare il fronte, provando a condividere la necessità di aprire una riflessione comune con gli spazi autogestiti e Circoli con cui siamo entrati in contatto in questi anni.
Le domande a cui dovevamo provare a dare una risposta erano: perché quello che stava succedendo a Bologna toccava tutti? Perché era fondamentale scendere in piazza insieme il 9 Settembre?

Abbiamo provato a dirlo attraverso un documento comune di adesione alla Manifestazione (#RiapriAMOlàbas per cambiare Bologna e il Paese), che pensiamo abbia segnato un passo importante nella formazione di una Rete Nazionale che su questi e altri temi deve continuare a interrogarsi, condividendo esperienze e buone pratiche per opporsi al deserto culturale e politico che si sta creando intorno a noi.

Il 9 Settembre al Corteo eravamo davvero tantissimi: un grande momento di partecipazione e, soprattutto, di ricomposizione che ha mostrato con indiscutibile chiarezza che esiste una città non solo pronta a mobilitarsi per difendere una realtà occupata, ma anche disposta a battersi per affermare il progetto di una Bologna accogliente, aperta e solidale.

Una giornata che è stata una boccata di aria frizzante, che ha costretto l’Amministrazione ad assumere pubblicamente l’impegno a trovare una soluzione immediata per il Labàs e che apre spiragli positivi sulle lotte degli altri spazi autogestiti.

Proprio in questi giorni ha riaperto la Palestra Gino Milli ed è terminata la raccolta fondi lanciata dal Guernelli per far fronte alla richiesta (leggi ricatto) posta in essere da Acer e Comune, di pagare 10.000 euro di vecchi debiti come segno di “buona volontà” a cui condizionare la riapertura a del Circolo.
Una grande manifestazione di Solidarietà di tante associazioni e singoli a cui siamo davvero felici di aver contribuito.

Insomma ripartiamo con questa nuova stagione pieni di carica, con la prospettiva di rafforzare sempre di più una rete cittadina e nazionale di spazi con cui condividiamo pratiche e cultura politica e la voglia di sperimentarci su molteplici campi di azione, mettendo in pratica i tanti percorsi e progetti elaborati negli scorsi mesi.

E così riprendono i lavoro interni per rendere ancora più bello e accogliente il RitmoLento, sistemare il sito, far quadrare i conti, rimettere insieme i progetti iniziati e intersecarli con i nuovi.

Il 18 e il 25 settembre abbiamo lanciato due Call for Ideas per costruire insieme la programmazione dei corsi, laboratori, attività di questa nuova stagione.
L’abbiamo fatto attraverso due appuntamenti pubblici perché siamo convinti che ci sia tanta voglia di partecipare e mettersi alla prova (la stessa che ha spinto noi ad aprire il RitmoLento d’altronde) che – a volte – ha solo bisogno di uno spazio e degli strumenti per esprimersi.

Avevamo ragione: la partecipazione è andata oltre le nostre aspettative.
Sono state tantissime le proposte che ci sono arrivate e insieme al Circolo la Staffa – con cui condividiamo l’idea di spazi aperti, che mirino a essere dei laboratori veri di partecipazione – siamo riusciti a dare a tutti una risposta, mostrando come l’attivazione di un rapporto di collaborazione tra Circoli possa rafforzare la capacità dei nostri Spazi di mettersi a disposizione dei bisogni e delle necessità delle persone che li attraversano.

A partire da quest’anno (rullo di tamburi) ospiteremo due scuole di Italiano per Migranti (Arci Solidarietà e Aprimondo), il Circolo Letterario le Torri di Merlino, Just Play Bologna e il suo straordinario viaggio nel tempo attraverso i giochi da tavolo, il Gas della Fattoria Sociale il Biricoccolo, due corsi di lingua (Inglese e Spagnolo) organizzati da Yap Bologna, lo Sportello di Orientamento al Lavoro Combo!, una piccola Ciclofficina in collaborazione con l’Altra Babele

… e poi ancora tanti cicli di incontri da 4 Variazioni sul Sud-America, a “Segni di fatica – raccontare il lavoro, capirne il cambiamento”, passando per un ciclo di seminari sul Centenario della Rivoluzione Russa, fino ad un reportage fotografico sulla situazione della “Siria del Nord”.

 

Sono state settimane impegnative, abbiamo costruito un calendario densissimo e nella prima Assemblea Generale di Ottobre finalmente siamo riusciti a fermarci per mettere a sistema il groviglio di progetti e percorsi e tracciare le prospettive di azione comuni per i prossimi mesi.

AREA MIGRANTI – SULLA STESSA BARCA

Il tema dell’Accoglienza e dell’Antirazzismo, è stato il fulcro attorno a cui abbiamo costruito le prime iniziative e riflessioni pubbliche al RitmoLento.
Il Decreto Minniti, gli Accordi scellerati dell’Ue con la Turchia e dell’Italia con la Libia e la vergognosa campagna diffamatoria verso le ONG stanno da un lato producendo una risposta al tema delle migrazioni esclusivamente in chiave securitaria, creando terreno fertile per la diffusione di una propaganda razzista e autoritaria, e dall’altro alimentando una terribile guerra tra poveri, in cui gli uomini e le donne migranti vengono immolati come capro espiatorio di tutte le tensioni sociali, le insicurezze e le paure prodotte da 10 anni di crisi economica e sociale.

Abbiamo deciso di partecipare al Corteo del 27 Maggio #NoOneisIllegal promosso dal Tpo per dimostrare che esiste un pezzo di città che si oppone a questa deriva securitaria e razzista ed è pronta ad impegnarsi per affermare l’idea di una Bologna accogliere, inclusiva e aperta. [5 Motivi per Aderire alla Marcia Contro il Razzismo e per l’Accoglienza]

Abbiamo giocato ai mondiali antirazzisti, insieme a quasi 200 squadre provenienti da tutto il mondo, un’esperienza straordinaria, una risposta al razzismo, alla violenza, alla non inclusione e al sessismo, attraverso lo sport e la condivisione.

Quello che capisci ai Mondiali Antirazzisti è che un’alternativa esiste. Un’alternativa a quelli che vogliono difendere il proprio orto, a quelli che “aiutiamoli a casa loro”, a quelli cui il diverso fa paura, a quelli che “gli stranieri sono tutti criminali”.
I Mondiali Antirazzisti sono una risposta che dice che diversità è ricchezza, che ti dà speranza in un mondo di tutti, “senza barriere né confini”.

http://www.ritmolento.it/il-ritmolento-in-trasferta-ai-mondiali/

Attraverso i Mondiali abbiamo conosciuto anche, grazie alle compagne e i compagni del Grinta, il Torneo Dimondi a cui abbiamo deciso poi di partecipare, iscrivendo la nostra squadra l “Atletico RitmoLento”.

Contemporaneamente il nostro RitmoLento doveva diventare un campo di sperimentazione di pratiche di inclusione che coinvolgano i migranti in prima persona, con l’obiettivo di rendere davvero aperti e attraversabili  i nostri spazi e le nostre attività.

Da inizio ottobre abbiamo deciso di ospitare due scuole di italiano per migranti.

Questo sarà per noi un importante campo di sperimentazione: come fare in modo che la partecipazione ai corsi non si traduca in una fruizione passiva del Circolo? Come instauriamo un rapporto diretto che miri a capire insieme a loro quali interessi, passioni e desideri possono trovare realizzazione all’interno della dinamica collettiva del? Quali sono i bisogni elementari e semplici ma essenziali che possiamo soddisfare insieme attraverso un rapporto di tipo mutualistico?

Molte le proposte in campo e tante le compagne e i compagni che hanno deciso di attivarsi su questo tema.

Resta la necessità di capire come si combatte il clima di razzismo imperante, come si esce da una retorica nativista che lega i diritti alla parte del mondo in cui si ha avuto la fortuna/sfortuna di nascere e come ci opponiamo al rischio concreto che l’imminente campagna elettorale per le prossime elezioni politiche si trasformi in una continua ricerca del consenso fondata sul cavalcare le paure e le insicurezze delle persone.

Il tema delle migrazione è una cosa seria che interessa la situazione geo-politica mondiale, le guerre, gli interessi commerciali ed i cambiamenti climatici.
La stessa ricerca e analisi del sistema di accoglienza in Italia deve valorizzare le sperimentazioni positive e denunciarne le criticità ed i pericoli per i diritti e la dignità dei rifugiati, le infiltrazioni della malavita e gli interessi della solita area grigia tra politica e imprenditoria corrotta che trasforma in business anche le più tremende tragedie umane e sociali (vedi terremoto Aquila).

Per questo e tanti altri motivi abbiamo deciso di aderire alla mobilitazione nazionale del 21 Ottobre a Roma #Nonèreato insieme a tanti Spazi sociali, esperienze solidali, laboratori territoriali di mutualismo e di solidarietà attiva, collettivi e comunità di migranti auto-organizzati, donne e uomini che non credono alle menzogne razziste e sanno bene dove cercare i responsabili delle tante problematiche sociali che affliggono le componenti più deboli della società.

Pubblicato da Facebook su Sabato 21 Ottobre 2017

AREA LAVORO – RISCATTO!

C’è bisogno di riscatto per la nostra generazione e noi vogliamo attivare degli strumenti per costruire insieme una contro-narrazione del lavoro ed uscire dal silenzioso e succube atteggiamento di subalternità, in cui la classe politica e imprenditoriale vorrebbe relegarci.

Da un lato l’Attività Mutualistica dello Sportello di Orientamento al Lavoro – Combo! dovrà essere funzionale a rispondere alla difficoltà nel comprendere e riconoscere la propria condizione, contribuendo alla formazione di nuova grammatica del lavoro attraverso anche la costruzione di momenti di confronto collettivi: i “focus group”, già efficacemente sperimentati lo scorso anno.

Pubblicato da Facebook su Lunedì 25 Ottobre 2017

Dall’altro sarà necessario alimentare una profonda riflessione sulle trasformazioni del mondo del lavoro, sul significato, i limiti e le potenzialità delle esperienze di “Innovazione Sociale”, delle pratiche di cooperazione e di lotta messe in campo dai lavoratori e dalle lavoratrici della GIG Economy, dei modi per aggredire e superare il conflitto che si è alimentato tra consumo e lavoro.

Senza smettere di attraversare, come abbiamo fatto spesso in questi anni, le vertenze e le lotte che si alimentano sul territorio provando a illuminare e puntare i riflettori sulle tante storie di resistenza e di sfruttamento che una parte consistente dei media e della politica vorrebbe relegare a “rigurgiti del secolo scorso” ma che, invece, rimangono estremamente attuali e indiscutibilmente capaci di mostrare i veri meccanismi attraverso cui vengono ripartiti i rapporti di forza tra capitale e lavoro.

Un compito complesso che proveremo ad aggredire anche da un punto di vista della narrazione e della autorappresentazione con il ciclo di presentazioni di libri, saggi e testi di poesia “Segni di fatica – raccontare il lavoro, capirne il cambiamento”.

La battaglia contro lo sfruttamento, il lavoro sottopagato e gratuito passa infine per il riconoscimento delle contraddizioni che si sono alimentate negli ultimi anni tra formazione e lavoro, del ruolo succube che stanno assumendo scuole e università rispetto al mercato e dei tentativi del Governo di istituzionalizzare un modello di istruzione funzionale solo alle esigenze “di breve periodo” delle imprese.

Imprese che hanno da anni smesso di investire nella formazione, nello sviluppo e nell’implementazione di tecnologie e processi innovativi, in infrastrutture.
Ciò ha comportato la richiesta di manodopera sempre meno qualificata (i rapporti di Alma Laurea segnalano chiaramente come l’indice di occupabilità sia migliore per i diplomati che per i laureati e che anche la differenza retributiva è pressochè inesistente) e la pretesa di trovare direttamente sul mercato esattamente la figura professionale di cui necessitano.

Siamo fortemente contrari a questo modello di relazione tra formazione e lavoro, che si è tradotto in questi anni in milioni di ore di tirocini e stage non-retribuiti o a rimborso spesa, senza alcun valore formativo ma utilizzati dalle Aziende per sostituire lavoratori a costo zero.

Il modello di Alternanza Scuola-Lavoro messo in campo dal Governo Renzi è la peggiore faccia di questo processo. Il lavoro si paga! La formazione deve servire agli studenti e alle studentesse per acquisire gli strumenti utili ad una analisi critica della realtà e maturare le competenze e le conoscenze adatte ad affrontare le sfide del presente e del futuro da cittadini e lavoratori consapevoli.

Per questo il 13 Ottobre siamo scesi in piazza al fianco di Cseno-Collettivo Senza Nome, sostenendo lo sciopero dell’Alternanza lanciato dall’ Unione degli Studenti e per questo sosterremo la campagna di Link Bologna sui tirocini e gli stages.

Pubblicato da Facebook su Venerdì 13 Ottobre 2017

 

AREA ANTIMAFIA – RADICI SCOPERTE!

La lotta alle mafie e alla corruzione resta un nodo imprescindibile per costruire una democrazia reale e assicurare la trasparenza dei processi decisionali.

Il percorso di #RadiciScoperte verso il 21 Marzo – Giornata della Memoria e dell’Impegno ci ha portato a raccogliere e diffondere informazioni sulle vittime emiliane di mafia e approfondire, attraverso la lettura e l’analisi degli atti del Processo Aemilia, le commistioni e l’estendersi di quell’area grigia di complicità e connivenza che ha favorito il preoccupante espandersi della criminalità organizzata nella nostra Regione.

Il fatto che l’estendersi di questa zona grigia sia avvenuto in concomitanza con la riduzione interventi welfare, i tagli alla spesa sociale e l’impoverimento diffuso delle condizioni economiche e dei diritti dei lavoratori, ci fa riflettere sulla legame strettissimo che intercorre tra mafie e la crescita di disuguaglianze e povertà.

Per questo siamo tra i promotori del nodo locale della Rete dei Numeri Pari, perché pensiamo sia fondamentale rimettere la lotta alle disuguaglianze e alla povertà al centro del dibattito pubblico per liberarlo dalla retorica securitaria e razzista che tende invece a alimentare una odiosa guerra tra poveri.

Pubblicato da Facebook su Sabato 21 Ottobre 2017

Identificare nel contrasto alle politiche di austerity, nella riduzione dei servizi pubblici, nel definanziamento di scuola e università e nella assenza di strumenti di sostegno al reddito degli strumenti di contrasto alle mafie è un avanzamento politico e analitico importante, che ci permette di legare insieme – in una prospettiva organica e complessiva di cambiamento politico, economico e sociale –i nodi della democrazia, del lavoro e della distribuzione della ricchezza.

Non si tratta di diluire all’interno di un grande e incocludente calderone tante e diverse lotte sociali  ma, al contrario, evidenziare nel profondo le contraddizioni e le criticità di un modello economico che produce sfruttamento, povertà, ricattabilità e di una classe politica inadeguata, debole e troppo spesso succube del potere criminale.

Non si tratta di cedere allo sconforto ma, al contrario, di ritrovare energie e forza dalla rinnovata consapevolezza che la lotta per un mondo più equo e più giusto, per un lavoro degno, per una società aperta e inclusiva, per una democrazia trasparente sia una lotta di tutte e tutti, una necessità non più rinviabile, un terreno su cui ricostruire unità e convergenze in una collettività sempre più frammentata e divisa.

NECESSITA’ APRIRE RAGIONAMENTO SULLA CITTA’

In questo quadro complesso in cui siamo chiamati a muoverci diventa sempre più necessario aprire un ragionamento serio e continuativo sulla città e le trasformazioni che sta subendo, ma anche sulle modalità per incidere all’interno del dibattito pubblico cittadino.

Pensiamo sia fondamentale costruire intorno ai nodi della Democrazia, del Lavoro, del Modello Produttivo, della Ridefinizione del territorio urbano, un processo aperto e inclusivo che si interroghi profondamente anche sul ruolo stesso degli spazi sociali autogestiti come strumenti di partecipazione, produzione politica e accumulazione dal basso di rivendicazioni sociali.

Per questo appoggiamo con forza il progetto di Link Bologna e Cseno di strutturare un nodo locale della Rete della Conoscenza che si ponga l’ambizione di rappresentare i bisogni e le necessità delle migliaia di studenti medi e universitari che abitano la città e che sono esclusi da qualsiasi forma di partecipazione ai processi decisionali e su cui, attraverso la retorica del degrado e del decoro, viene alimentato un conflitto generazionale e tra residenti e fuorisede.

Dall’altro è assolutamente fondamentale che le ottime sperimentazione prodotte all’interno delle Aree Tematiche diventino un patrimonio di tutto il RitmoLento a partire dall’Area di Genere la MALA educaciòn, fino a Studenti per l’Ambiente Bologna, passando per l’Area Antifascismo.

L’obiettivo è costruire attraverso momenti di autoformazione, iniziative, progettualità una cultura politica comune capace di attraversare e contaminare tutti i percorsi che attiviamo al RitmoLento.

La proficua collaborazione strutturata con l’Arci Bologna e con tanti Circoli e spazi sociali, ha mostrato in questi mesi le sue enormi potenzialità, consentendoci di contaminarci con realtà spesso molto diverse da noi e soprattutto moltiplicando esponenzialmente i campi e le possibilità di azione.

Nei prossimi mesi sarà imprenscindibile capire come queste collaborazioni possano diventare degli elementi strutturali e come alcune delle riflessioni e delle proposte politiche che sviluppiamo all’interno del RitmoLento possano essere messe a disposizione per aprire dei momenti di discussione e costruire delle rivendicazioni cittadine.

Il nodo fondamentale da sciogliere è come si possa costruire insieme  una progettualità comune che ridefinisca anche  il ruolo stesso degli spazi sociali di aggregazione in un contesto cittadino che sta subendo enormi trasformazioni sociali, culuturali e economiche.

Questa è la più grande sfida che sentiamo di cogliere, dare un’opportunità di attivazione a chi vuole che venga riconosciuto il proprio ruolo e che sente il desiderio di cambiarla, prendendo parola e impegnandosi in prima persona per far emergere e aggredire le contraddizioni di una città in cui la partecipazione attiva dei cittadini sembra sempre più spesso un vuoto richiamo retorico e non una pratica in grado di orientare le scelte e gli orizzonti della politica.

P.S. Quest’anno ricorre il Centenario della Rivoluzione d’Ottobre, noi la commemoreremo con questo ciclo di eventi e questo bellissimo murales.

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