Rete dei Numeri Pari Bologna

Come RitmoLento abbiamo aderito alla giornata di mobilitazione lanciata dalla Rete dei Numeri Pari contro disuguaglianze e povertà.

“Dignità, è questa la parola chiave. Riconquistare la dignità perduta.”

Abbiamo bisogno di confrontarci sulle buone pratiche che mettiamo in atto nella lotta alle disuguaglianze e alla povertà, di condividere riflessioni e prospettive, e di creare obiettivi futuri comuni che possano aiutarci a invertire questa tendenza.

Per questo vi invitiamo a partecipare ad un’assemblea pubblica sabato 14 ottobre alle ore 15:00 in Piazza San Francesco.

NUMERI PARI: UNA RETE CONTRO LA DISUGUAGLIANZA E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

Care e cari Tutte e Tutti,
da tempo sappiamo che i livelli di disuguaglianza sociale e povertà sono ai massimi storici in tutto il mondo: dall’ultimo rapporto Oxfam si evince che otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari!) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. Il gap tra ricchi e poveri aumenta sempre più, e anche nel nostro Paese: secondo il report Istat sulla povertà, nel 2016 sono 4 milioni e 742mila le persone in condizione di povertà assoluta, pari a 1 milione e 619mila famiglie, un aumento della povertà e delle disuguaglianze che non trovano precedenti, a cui si associa la crescita di precarietà, disoccupazione giovanile e dispersione scolastica.
Un trend che è iniziato con le politiche di austerity e contenimento della spesa pubblica che sono state messe in campo a livello nazionale e locale per assicurare il rispetto del Patto di Stabilità e delle misure dettate dalla governance europea; quelle stesse politiche di bilancio che costringono i nostri Comuni a contabilizzare i diritti civili e sociali, a considerare il lavoro, l’istruzione, la sanità pubblica, la cultura, l’accoglienza, come diritti di serie B, garantiti solo se ci sono abbastanza fondi per finanziarli.
Questa situazione si riflette sia nella sfiducia dell’elettorato e nei livelli d’allarme raggiunti dall’astensione al voto, sia nei voti di protesta che hanno costellato l’intera Europa e non solo, dove i populismi xenofobi di estrema destra sono esplosi più o meno ovunque.

Lavoro povero e emergenza migratoria.

I dati relativi all’Emilia-Romagna ci segnalano un livello di povertà relativa al 4,5% e una disoccupazione al 6,9%. Se da un lato queste percentuali descrivono una situazione positiva rispetto alle medie nazionali, dall’altro non rilevano due grandi fenomeni molto diffusi nella nostra regione: lavoro nero e lavoro sfruttato in tutte le sue forme.
Dal lavoro gratuito, imposto agli studenti medi con l’alternanza scuola-lavoro e agli studenti universitari con i tirocini obbligatori, fino all’abuso dei voucher, ed alle varie forme di sfruttamento e di precarietà istituzionalizzata che, dal Jobs Act in poi, sono diventate legge.
Questa situazione sociale è un terreno fertile per la crescita delle mafie che hanno visto enormemente aumentato il loro potere di penetrazione e ricattabilità all’interno di una società sempre più povera, fragile e impaurita.
Eppure oggi invece di mettere al centro delle agende politiche le questioni citate ci viene proposta come questione emergenziale e centrale per la nostra società il tema dell’invasione dei migranti, strizzando gli occhi ai peggiori istinti che stanno scatenando una guerra del povero contro il più povero.
Le istituzioni si limitano a nascondere la polvere sotto il tappeto, e grazie al Decreto Minniti-Orlando, anche nella città di Bologna stiamo assistendo a politiche repressive in nome dell’ordine pubblico e della sicurezza, lontane dalle persone e dai loro bisogni. Politiche che, dal governo centrale e da vari enti locali di ogni colore (non ultimi la regione Emilia-Romagna e il comune di Bologna), non fanno altro che promuovere una lotta tra gli ultimi e i penultimi, sostituendo alle esigenze delle fasce sociali meno agiate, dei migranti, e della società tutta, provvedimenti securitari e prettamente di ordine pubblico.

Partecipazione pubblica e decoro urbano.

Di pari passo alla militarizzazione della città ed alla chiusura di ogni spazio di socialità pubblico va l’inesistenza di qualunque politica di cittadinanza studentesca. Questa città che ospita uno dei più grandi atenei d’Italia, la cui popolazione studentesca si aggira sulle 90.000 persone (di cui molti fuorisede), il cui indotto economico proviene da sempre, e in cifre vertiginose, dall’università e dai suoi studenti, considera questi ultimi solo come una risorsa economica o come fonte di degrado.
In un periodo in cui la crisi di partecipazione democratica è sempre più forte, è necessario riflettere su nuove forme di partecipazione della cittadinanza che includano anche questi soggetti invece di trattenerli fuori dai processi decisionali.
Queste due situazioni apparentemente diverse, sono collegate da un uso esclusivo di politiche securitarie e di ordine pubblico, e soggette ad un clima di intolleranza e qualunquismo. L’accanimento contro migranti e studenti non è altro che l’individuazione di un capro espiatorio su cui scaricare ogni questione di disagio sociale – un capro espiatorio che, non avendo il diritto di voto e non essendo in grado di far valere il proprio peso politico nelle urne elettorali, è privato impunemente da anni di ogni diritto.

Confronto, proposte, obiettivi.

In questo contesto come si può, nel concreto, rilanciare politiche di giustizia sociale e di redistribuzione del reddito?
Dignità, è questa la parola chiave. Riconquistare la dignità perduta.
Con questo monito, Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha lanciato la Rete dei Numeri Pari, un collegamento tra tutte quelle realtà civili, associazioni, collettivi studenteschi, movimenti dal basso e comunità cittadine religiose e laiche, che vivono giorno per giorno la lotta alle disuguaglianze, l’assistenza ai poveri ed ai migranti, a chi vive in condizioni di discriminazione sessuale, di genere, politica, razziale e religiosa, l’impegno per la tutela di quel welfare state che il Governo di questo Paese minaccia tutti i giorni con le sue politiche di totale disinteresse pubblico.
La soluzione non è una guerra degli ultimi contro i penultimi, dei lavoratori garantiti contro quelli non garantiti, degli Italiani contro i migranti, dei giovani contro i vecchi, ma una ripresa di diritti e di potere decisionale degli sfruttati sugli sfruttatori, contro il cinismo delle istituzioni, che con le loro politiche di Austerity ignorano le reali esigenze di un numero sempre maggiore di vittime della povertà.
Abbiamo bisogno di confrontarci sulle buone pratiche che mettiamo in atto nella lotta alle disuguaglianze e alla povertà, di condividere riflessioni e prospettive, e di creare obiettivi futuri comuni che possano aiutarci a invertire questa tendenza.
Per aderire: retedeinumeripari.bologna@gmail.com

14 Ottobre Ad Altra Voce! Piazza San Francesco – Bologna

 

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