Praticità di Sogni e Progetti Collettivi

L’esperienza di questi primi 8 mesi di apertura ci ha regalato tante emozioni ma anche molti spunti di riflessione sul ruolo che intendiamo assumere nel quartiere e in città, sui modi di relazionarci tra di noi e all’esterno, coniugando costantemente le urgenze organizzative e gestionali, con l’esigenza incessante di ambire a costruire progetti sempre più grandi.

In questi mesi abbiamo sperimentato, osato, provato a rendere il RitmoLento un qualcosa di più di uno spazio fisico di aggregazione.

Il RitmoLento per noi doveva essere un luogo collettivo in cui riflettere insieme sui problemi e i disagi che viviamo quotidianamente e sulle passioni e i desideri che, troppo spesso, coltiviamo in solitudine, senza avere la possibilità di esprimerli e vederli valorizzati.

Ci siamo scontrati con le difficoltà di prendersi cura di uno spazio comune, di dover ricercare costantemente buone pratiche di convivenza che permettessero a tutte e tutti di sentirsi inclusi e partecipi, ma anche responsabili, di tutto quello che decidevamo di produrre: dalla scelta dei colori con cui tinteggiare i muri alle campagne politiche, dalle iniziative culturali alle modalità con cui gestire collettivamente il bar.

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L’inizio del percorso

Mentiremo dicendo che tutto è stato semplice, che basta avere la giusta dose di entusiasmo e tanta voglia di fare per superare qualsiasi ostacolo e problema.

Di certo l’entusiasmo non ci manca ma, dietro l(a) (r)esistenza del RitmoLento, c’è la piccola meraviglia dell’impegno quotidiano di decine di studentesse e studenti, di giovani lavoratori e lavoratrici precari che hanno deciso di mettersi in discussione e dedicare parte del proprio tempo alla costruzione di un progetto nuovo e ambizioso.

Man mano che abbiamo cominciato a riflettere, ci siamo accorti di come, se si rompe il muro che ci porta a vedere le nostre esistenze come separate, distanti e spesso addirittura in competizione, si possa ricostruire una visione collettiva dei fenomeni che subiamo e che condizionano il nostro modo di studiare, lavorare e vivere la città.

E così sono stati quasi un centinaio gli appuntamenti proposti, condivisi e realizzati finora tra iniziative, laboratori, momenti di autoformazione che hanno visto una grande, incredibile e, spesso, inaspettata partecipazione.

Abbiamo provato a moltiplicare gli sforzi per organizzare momenti di approfondimento che ci potessero aiutare a formare degli strumenti utili ad analizzare criticamente tutto quello che succede intorno a noi.

Tuttavia più scendevamo nel profondo delle questioni, più aprivamo lo sguardo a quello che accadeva intorno a noi e più ci siamo resi conto di quanto le cose stessero cambiando a un ritmo vertiginoso e, troppo spesso, in una direzione che non vogliamo e non intendiamo accettare.

Durante il percorso: iniziative a RitmoLento

In città l’intolleranza verso i migranti, gli studenti e, più in generale, verso chiunque appaia diverso o turbi la quiete e la tranquillità dello status quo, sta assumendo una dimensione preoccupante e potenzialmente fuori controllo.

Nella retorica su Piazza Verdi, negli sgomberi delle occupazioni abitative, passando per i sempre più brutali atti di repressione che hanno coinvolto anche scuole e università, vediamo la volontà delle istituzioni di assecondare il sentimento di paura provato da una fetta sempre più ampia della popolazione e il rifiuto sistematico di indagare più profondamente le cause di questo disagio sociale e di questo imbarbarimento culturale.

Tutto ciò alimenta una logica divisiva e contribuisce a frammentare ancora di più il contesto sociale in cui agiamo, coinvolgendo purtroppo anche il mondo dell’associazionismo che pure in questa città vanta una lunga e radicata capacità di mobilitazione e attrazione.

Anche gli spazi collettivi così corrono il rischio di reagire rinchiudendosi in se stessi e ponendosi come unico obiettivo la conservazione del proprio piccolo e circoscritto campo di azione, senza porsi il problema di aggredire i processi che subiamo quotidianamente e che impattano in modo spesso violento sulle nostre vite e le nostre esperienze.

Da un lato, ci sta stretto il campo del volontariato “una tantum”, ci sta stretta la visione di una società organizzata a compartimenti stagni in cui ognuno ha il suo ruolo da rispettare e la sua parte da recitare.

Dall’altro abbiamo imparato a riconoscere le storture di un sistema ingiusto, che alimenta le disuguaglianze e impoverisce le nostre vite e le nostre città, generando contemporaneamente la narrazione tossica del nemico che, guarda caso, è sempre quello un po’ più povero e un po’ più nero di noi.

Di fronte a tutto questo, abbiamo maturato la volontà di uscire fuori delle nostre mura con più forza e più determinazione, provando ad aggredire queste storture e a costruire una narrazione alternativa, che sappia cogliere il nostro desiderio di cambiamento e ribaltare la logica dell’individualismo e della competizione.

In questo senso il percorso verso il Referendum Costituzionale ha rappresentato il nostro primo tentativo di costruire una campagna politica che travalicasse il RitmoLento e si rivolgesse al quartiere e alla città.

Il desiderio di conoscere i contenuti della riforma ci ha spinto ad informarci, ad organizzare momenti di autoformazione e dibattiti con professori ed esponenti di altre realtà e associazioni.

Ci siamo confrontati, abbiamo discusso e, insieme, abbiamo riconosciuto i pericoli e le criticità di una riforma costituzionale confusa e pasticciata.

Abbiamo individuato i limiti di una visione della democrazia che esaspera i concetti di governabilità e velocità, riduce gli spazi di partecipazione attiva e alimenta la distanza tra un elite politica, che amministra la cosa pubblica, e i cittadini, chiamati in causa solo al momento del voto.

Abbiamo deciso di prendere posizione, di attivarci ed interrogarci su come poter stimolare un confronto pubblico che andasse oltre le modalità distorte con cui la riforma viene discussa nei dibattiti e nel talk show televisivi.

Sono nate, così, le Agorà per il NO.

Il nostro tentativo di costruire nelle piazze, nelle scuole e nelle università, uno spazio di discussione pubblico e aperto, in cui poter liberamente esprimere i propri punti di vista, le proprie perplessità e i propri dubbi e potersi fermare ad ascoltare le riflessioni e le considerazioni maturate dagli altri.

Piazzetta della Pioggia - Bologna

Durante il percorso: Agorà per il NO

Nei fatti un modo per realizzare, collettivamente e dal basso, una visione diversa della democrazia, fondata sulla partecipazione e sul protagonismo delle persone e non sul potere delle lobby politiche e finanziarie.

Siamo giovani, forse abbiamo poca esperienza, ma siamo convinti che nella nostra società si sia aperta una frattura profonda e pericolosa che va analizzata attentamente ma, anche e soprattutto, aggredita con decisione e determinazione, sperimentando nuovi modi nuovi di comunicare, nuove forme dello stare insieme e nuovi strumenti di partecipazione, in grado di riempire la distanza sempre più grande che si aperta tra i nostri bisogni, i nostri sogni, le nostre aspirazioni e le ingiustizie, le storture e le barbarie della realtà che ci circonda.

Ci vediamo Lunedì 21 Novembre alle 19:00 per l’Assemblea pubblica camminare domandando perché sentiamo la necessità di confrontarci con le tante e i tanti che hanno preso parte al percorso, interrogandoci sui prossimi passi e domandandoci come affrontare sempre meglio le sfide che abbiamo deciso di inseguire.

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